Sono nata a Firenze. Ho una sorella maggiore, mio padre era professore all’Università e mia madre casalinga.
Qualche problema di salute mi ha allontanata dai primi anni della scuola elementare, che ho potuto riprendere successivamente, con molta gioia.
A scuola m’interessavano molte cose: era la mia finestra sul mondo. Mi ricordo ancora degli odori della mia classe, delle merende e in particolar modo di quelli di certe insegnanti. Occupata com’ero a scrutare tutto quello che mi circondava, nelle ore di lezione ero spesso distratta e naturalmente venivo punita per la mia scarsa diligenza. I due isolati che separavano la scuola dalla casa dove abitavo mi offrivano all’uscita della scuola l’occasione di nuove scoperte: cosa che significava una razione quotidiana di sberle, dato il mio ritardo all’ora di pranzo.br />A nove anni mi sono innamorata di un compagno di scuola, cosa che ha aggravato il mio stato di distrazione. Mi ricordo molto bene di questo stato di emozione amorosa, la stessa che provavo, accompagnata dalla mia adorata nonna, a vedere i film con Gregory Peck al cinema Fulgor. Ma una differenza c’era : Gregory Peck, personaggio di fiction, riusciva a provocarmi dei veri e propri svenimenti, cosa che inteneriva ancora di più la mia nonna. L’innamorato in carne e ossa, no.
In seguito le mie assenze a scuola divennero sempre più numerose, perché mi fermavo lungo la strada per disegnare su dei piccoli album tutto quello che vedevo, chiese, case e persone. Da piccola avevo giocato con delle carte che rappresentavano dipinti e figure dei grandi artisti fiorentini ; era per me un piacere e una sorpresa ritrovare a portata di mano tutto quello che avevo già visto molto tempo prima con il gioco di carte. Era forse questo un segno premonitore di quello che avrei fatto in seguito ?
Ed ecco che ero diventata piano piano una pessima scolara, ignorante nelle materie di studio, spesso assente e impegnata a fantasticare in cima al Campanile di Giotto. Ma conoscevo già l’arte di arrangiarsi e vendevo i miei libri scolastici per comprare matite, pennelli e colori e avevo preso l’abitudine, che ho ancora adesso, di parlare lentamente alle interrogazioni in classe, per approfittare il più possibile dei suggerimenti bisbigliati dai miei generosi compagni.
Durante gli ultimi anni di liceo presi dei corsi di pittura di nascosto ai miei genitori all’Accademia di Belle Arti di Firenze, che mi pagavo con la vendita dei libri di scuola. Ma purtroppo la mia famiglia non mi permise di iscrivermi all’Accademia dopo la fine del liceo.
A quell’epoca in un piccolo museo di Venezia, il Guggenheim, scoprii i primissimi quadri della Pop Art, che mi colpirono moltissimo e mi aprirono le porte dell’arte moderna.
Sicuramente questa scoperta ha influenzato moltissimo il mio lavoro negli anni a venire.
Gli anni alla facoltà di Architettura sono stati molto felici, perché mi era consentito di disegnare all’inchiostro di China e di scolpire, arrangiandomi per il resto delle materie che non mi interessavano, e limitandomi ad impararle a memoria. A quell’epoca sognavo di diventare scultrice e a 22 anni vinsi il terzo premio, ed anche i miei primi soldi, ad un
concorso nazionale di scultura indetto dalla maggiore impresa all’epoca di siderurgia italiana, la "Dalmine".
Dopo la mia
laurea in Architettura, che s’ intitolava "L'impronta della femminilità sull’architettura", ho insegnato disegno a una classe di bambini molto simpatici e turbolenti nei dintorni di Firenze : si andava in giro in campagna, facevamo conoscenza con i fiori, le piante e gli alberi e la maggior parte del tempo lo passavo a fare l’arbitro di partite di calcio organizzate dai miei allievi.
Non sono andata molto avanti nella mia carriera di architetto, dato che questa mi annoiava moltissimo, né in quella di scultrice, perché non ne avevo i mezzi, né tantomeno in quella di insegnante e, all’età di trent’anni una stella molto luminosa mi ha portato sul buon cammino: ho lasciato Firenze, l’architettura e tutto il resto e sono emigrata a Milano, in cerca di migliore fortuna. A quell’epoca Milano era una città prospera e moderna che mi ha dato l’opportunità favolosa di diventare una disegnatrice affermata in diversi settori. Ho pubblicato il mio primo libro per bambini nel 1975 e cominciato a tracciare quel cammino pubblicando altri libri in Spagna, Italia e in Francia. Gli anni seguenti furono altrettanto formidabili e ho potuto lavorare con vero entusiasmo per la televisione (Il Granracconto), per la pubblicità e per la stampa.
Ho lasciato Milano per Parigi nel 1990, cosa che avevo sempre sognato di fare. Questa scelta mi ha dato ancora molte opportunità e a partire da questo momento mi sono dedicata esclusivamente ai libri per bambini.
I miei libri pubblicati hanno avuto per fortuna un grande successo internazionale, che mi ha consentito, tra l’altro di lavorare direttamente con gli Stati Uniti, dove ho pubblicato sette libri.
La diversità dei soggetti e degli argomenti presenti nei miei libri mi hanno portato, negli anni più recenti ad affrontare una ricerca che continua a rinnovarsi sulla base della mia ispirazione.
Così in « Le Rythme de la Rue » ho utilizzato la pittura ad olio, in « Connais-tu Igor? » immersa com’ero nella scoperta del mondo e dell’arte russa, ho utilizzato tempere e acrilici e sottolineato il riferimento al linguaggio costruttivista russo, che amo ancora così tanto.
Infine « La Folle Equipée » rende un omaggio sensibile alla ultima corrente della storia dell’arte moderna, la Pop Art new-yorkese con una ricerca maggiore sulle tinte piatte e meno materiche e una strizzatina d’occhio ai miei pittori preferiti.
Per concludere questa lunga autobiografia, resta vivo ed intenso nella mia vita quotidiana, questo piacere di disegnare e la sensazione di non annoiarmi mai.
Disegnare forse mi trascina altrove? Io che sono un segno volatile e fugace, fatto d’aria e d’acqua?